ZapateroIl sistema politico spagnolo ha dovuto subire enormi mutamenti per arrivare definitivamente alla condizione di Monarchia ereditaria parlamentare. Dapprima Monarchia Assoluta, poi nei primi anni del novecento Repubblica laica, fino alla sanguinosa guerra civile che portò la dittatura di Franco.
Il tipo di Monarchia che vige oggi nel Regno di Spagna stabilisce che ci sia la presenza di un re avente solamente un ruolo di rappresentanza, di garante della democrazia e dell’unità del paese. Chiaramente, non essendo il re a regnare sul paese, è necessaria la presenza di un governo, tipica espressione della maggioranza parlamentare. Il re, una volta eletto il governo dal popolo, sarà colui il quale formalmente darà l’incarico al leader della maggioranza e deciderà se affidargli o meno la fiducia (insieme alle camere) nei momenti di difficoltà governative.
Il re odierno di Spagna è Juan Carlos, nipote di Alfonso XIII della casata dei Borboni, designato direttamente dal dittatore Franco e che portò nel paese la democrazia. La restaurazione borbonica (terza restaurazione) va dal 1975 ad oggi. Il figlio di Juan Carlos è l’ormai divenuto celebre Felipe de Borbón y Grecia il quale, per la prima volta in una casata reale, ha sposato la giornalista Letizia Ortiz.

Il Parlamento spagnolo è di tipo bicamerale (come in Italia), ma il Senato non gode di particolari poteri, così la Camera dei Deputati è quella che ha maggior importanza decisionale. Il sistema elettorale invece è di tipo proporzionale con uno sbarramento al 3%. Lo sbarramento consolida la forma almeno pratica di Bipartitismo parlamentare (nonostante i partiti siano più di due) e genera il malcontento dei piccoli partiti che per entrare nelle camere devono obbligatoriamente allearsi con i partiti maggiori. Nel senato invece vengono accolti tutti i rappresentati regionali eletti dal popolo, indistintamente dalla grandezza di tale regione.

Passiamo all’elencazione delle maggiori cariche dello stato, escludendo i Monarchi della famiglia borbonica; dopo le elezioni parlamentari del 2008, dunque, si riconferma presidente José Luis Rodríguez Zapatero, una delle figure più particolari politicamente parlando nella Spagna del nuovo millennio.
A volte contestato dai paesi europei più conservatori, Zapatero vincendo le sue prime elezioni nel 2004, precisamente il 9 maggio, mette in pratica alcune riforme importanti e delicate anche dal punto di vista etico. Rendendo legale il matrimonio omosessuale Zapatero donava gli stessi diritti a tutto il popolo della sua nazione, legalizzando oltremodo l’adozione anche per le coppie di fatto. Ridotte dal Premier le difficoltà in relazione alla ricerca scientifica, legalizzando l’uso della Cannabis a scopo terapeutico e la clonazione di cellule staminali di origine embrionale. Molto importante anche la riforma che prevede l’eliminazione dell’obbligo di insegnamento della religione cattolica preservando la laicità dello stato.

Il presidente è la maggiore carica del Partito Socialista dei Lavoratori Spagnoli (PSOE), ma nel paese ha un ruolo molto attivo anche una seconda: il Partito Popolare (PP, di chiara matrice di Centro-Destra). Gli altri piccoli partiti che per convenienza si schierano in alleanza con questi maggiori sono: la Convergenza e l’Unione,il partito Nazionalista Basco, Partito socialista della Catalogna, Partito Socialista della Galizia, Partito Socialista della regione Galiziana, Partito socialista delle isole Baleari, Alleanza popolare (alleanza formata da tutti i piccoli partiti popolari di centro destra), il Partito Liberale e infine l’Unione del popolo di Navarra.
Dal 1982 al 1996 in Spagna governa il PSOE guidato dal presidente Felipe Gonzáles, dal 1996 al 2004 sale al potere José Maria Aznar del PP. Con le ultime elezioni prima del 2004 e poi del 2008, si riconferma la fiducia al Partito Socialista dei Lavoratori Spagnoli.